Performance, 1995

Performed at Alternative Arts’ Spitafields Market, London, in 1995, and in the exhibition Summer Exhibitionists, curated by Zoe Summers, at the ICA, London, 1997.

In the collective imagination, the superhero is defined by courage and nobility, an extraordinary being, always ready to act, alert and attentive to the needs of others. In Welcome to London, first presented in 1995 on the stage of the Alternative Arts Festival and again in 1997 at the ICA, Stefano W. Pasquini offers us a different, more humanized vision of this figure. Dressed as a very different kind of Spider-Man than the one we know from comic books, the artist curls up in a corner for eight hours, seemingly in a state of melancholy or depression. His only companions are a sweater, which he occasionally smells for comfort, Sartre’s Nausea, and a camera with which he takes a photo of anyone who stops to speak with him.

What we see here is a human being like any other, with his own struggles and shadows, someone we can easily empathize with. Much like Roquentin in Nausea, this Spider-Man experiences a sense of existential inadequacy, mirroring the broader human condition. Years later, a local artist recreated the performance in Bologna. To this day, Pasquini remains uncertain whether the act was a tribute or an appropriation.

Nell’immaginario collettivo il supereroe si caratterizza per le sue doti di coraggio e nobiltà, siamo abituati a pensarlo come un essere dalle abilità straordinarie, sempre pronto ad intervenire in qualsiasi momento, vigile e attento ai bisogni del prossimo. In Welcome to London, presentata per la prima volta nel 1995 sul palco dell’Alternative Arts Festival e poi di nuovo nel 1997 all’ICA, Stefano W. Pasquini ce ne propone una visione diversa, più umanizzata: l’artista infatti, nei panni di uno Spiderman diverso rispetto a quello di cui leggiamo le avventure nei fumetti, si rannicchia per otto ore in un angolino, quasi in una sorta di stato depressivo e malinconico, a fargli compagnia un maglione, di cui ogni tanto ne annusava l’odore, La Nausea di Sartre e una macchina fotografica con la quale scattava una foto a qualsiasi persona si fermasse a parlargli.

Ci troviamo davanti ad un essere umano come tanti, con le sue difficoltà e le sue ombre, con il quale è facile empatizzare e, così come Roquentin ne La Nausea, sperimenta un senso di inadeguatezza, riflettendo la condizione generale dell’uomo rispetto all’esistenza. Qualche anno dopo questa performance, un artista locale l’ha ripetuta a Bologna. Tuttora Pasquini non ha capito se il gesto era un tributo o un’appropriazione.

Giulia Barbasso