It is impossible to frame Stefano W. Pasquini’s artistic research in a canonical classification. His works bring together pictorial suggestions, languages, photographic details, linguistic references, political activism, advertising graphics, texts and actions. And perhaps the true purpose of his vision is the constant questioning of in which territory we are operating. The works fluctuate between styles and contexts, leaving us scattered but also aware of having to do more in order to reach some meaning. A continuous practice, an orderly flow, almost as if the artist felt the need to create a work a day to add up to a necessity, a requirement, a stance on his way of understanding the artistic practice and the role of the artist in a contemporary consumer society. However, what could be criticized as a lack of consistency or recognizability (following the canons of contemporary critical considerations), is overturned and affirmed as a distinctive character: photographs, paintings, sketches, writings, performances and actions seen together seamlessly, without captions or descriptions suddenly become part of a single discourse, united by the meaning and analysis they carry out in the contemporary context. It is a reflection on today, on the categories of life, on the contradictions of politics and everyday life. A careful, pungent look that captures the details and, by combining them, builds awareness. For this reason, I find it ingenious to put together images without captions or explanations, in a procedure similar to what happens, inside our brain, every day, bombarded with disconnected images from our cell phones, computers, televisions and contexts. A “watching civilization”, apparently uncritical and passive, but which, here, becomes aware and incisive. We cannot fail to notice the influence of a parallel practice that Pasquini plays as a graphic designer in the way of relating to the world of advertising, to the canons and styles of design and productive creativity. Past, present and future shows a neon sign in one of Pasquini’s photographs; his work and practice shuns temporal classification and becomes suspended in time and space, inducing the viewer to do what he is never inclined to do: reflect on the meaning.

Lorenzo Balbi

È impossibile inquadrare la ricerca artistica di Stefano W. Pasquini in una classificazione canonica. I suoi lavori mettono insieme suggestioni pittoriche, linguaggi, dettagli fotografici, rimandi linguistici, attivismo politico, grafica pubblicitaria, testi e azioni. E forse il continuo domandarsi in che territorio ci si sta muovendo è la vera finalità della visione. Le opere fluttuano tra stili e contesti lasciandoci spersi ma anche consapevoli di dover fare di più per arrivare al significato. Una pratica continua, un flusso ordinato, quasi se l’artista sentisse la necessità di realizzare un’opera al giorno per assuefare un bisogno, una esigenza, una presa di posizione del suo modo di intendere la pratica artistica e il ruolo dell’artista nella società consumistica contemporanea. Quello che però potrebbe essere criticato come mancanza di coerenza o riconoscibilità (seguendo i canoni della considerazione critica contemporanea), viene qui ribaltato e affermato come carattere distintivo: fotografie, dipinti, schizzi, scritti, performance e azioni visti insieme senza soluzione di continuità, senza didascalie o descrizioni, diventano improvvisamente parte di un unico discorso, uniti dal significato e dall’analisi che svolgono nel contesto contemporaneo. È una riflessione sull’oggi, sulle categorie della vita, sulle contraddizioni della politica e del vivere quotidiano. Uno sguardo attento, pungente, che coglie i dettagli e, unendoli, costruisce una consapevolezza. Per questo trovo geniale mettere insieme delle immagini senza didascalie o spiegazioni, in un procedimento simile a quanto avviene, all’interno del nostro cervello tutti i giorni, bombardati da immagini scollegate provenienti dai nostri cellulari, computer, televisori e contesti. Una civiltà del vedere apparentemente acritica e passiva ma che, qui, diviene consapevole e incisiva. Non si può non notare l’influsso di una pratica parallela che Pasquini svolge come grafico nel modo di relazionarsi al mondo della grafica pubblicitaria, ai canoni e agli stili del design e della creatività produttiva. Passato, presente e futuro riporta un neon in una delle fotografie di Pasquini; il suo lavoro e la sua pratica rifugge la classificazione temporale e diventa sospesa nel tempo e nello spazio, inducendo lo spettatore a fare quello che non è mai portato a fare: riflettere sul significato.

Lorenzo Balbi